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Solidarietà a Checchino (e a Sansonetti)
feb 18th, 2010 by leo

Checchino Antonini è stato condannato (insieme al suo ex Direttore Piero Sansonetti) per diffamazione per un articolo su De Gennaro e i suoi voti ad alcuni funzionari coinvolti nelle violenze del g8. Sta girando quest’appello, a cui ho aderito da testimone di genova e consigliere di circoscrizione.

Checchino si è occupato, per primo, anche del Caso Aldrovandi. Ed è curiosamente proprio di questi giorni l’inconsueto intervento del Procuratore Capo di Ferrara che ha definito – intervenendo al processo bis sulle deviazioni delle indagini sulla morte di Federico – fogna mediatica l’attenzione dell’informazione libera sul caso del giovane ferrarese morto durante un controllo di Polizia. E’ bene chiarire, per chi passasse di qui per caso, che è forse solo grazie a quella “fogna mediatica” che siamo riusciti a capire meglio come è morto il povero Federico. Per fortuna oggi qualcuno se le è presa.

C’è chi dice che in questi anni si stia mettendo in serio dubbio il diritto a fare informazione ed essere informati. Sentenze come quella di Roma non aiutano certo a fugare le preoccupazioni per lo stato dell’informazione in un paese che secondo Reporters Sans Frontiers occupa il 49esimo posto della classifica mondiale della libertà di stampa. Per chiarirci meglio il prossimo anno l’Italia lotterà con Romania, Cipro (Nord), Mldive, Mauritius, Paraguay, Panama, Nuova Guinea, Burkina Faso, Haiti per restare fra i primi 50 stati.

L’ho fatta un po’ troppo lunga: ecco l’appello, aderite anche voi.

Martedì 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato per diffamazione, a otto mesi, il cronista di Liberazione, Checchino Antonini, e il suo ex direttore, Piero Sansonetti. I fatti risalgono al 2005 quando l’allora capo della polizia, De Gennaro, attribuì ottimi voti, relativi al 2001, a due funzionari coinvolti nelle violenze di quell’anno al G8 di Genova. Gigi Malabarba, allora capogruppo al Senato di Rifondazione, denunciò quei criteri di valutazione e di selezione dei quadri di Ps ma fu a sua volta attaccato dalle dichiarazioni dei segretari di alcuni sindacati di polizia che facevano quadrato attorno al Viminale. Liberazione raccontò di quello scontro, tutto interno alla battaglia per verità e giustizia sui fatti di Genova. E per quel racconto si è trovata sulle spalle una denuncia, e poi una condanna. Dopo quasi dieci anni, guai a toccare Genova 2001.

Checchino Antonini e Piero Sansonetti sono stati condannati per aver svolto il proprio lavoro come hanno sempre fatto, senza mai aver derogato alla propria serietà professionale.
La solidarietà con i due cronisti ci sembra doverosa. Perché serve oggi a tenere aperti gli spazi per il conflitto sociale, per il diritto di cronaca, per tutte le battaglie di verità e giustizia in quello che il familiare di una vittima della strage di Brescia chiama il Paese dei comitati. Doverosa anche per non smettere mai di ricordare cosa è stato il G8 di Genova 2001, quali libertà fondamentali sono state lì violate e quali ragioni di libertà sono state gridate. Da tutti e da tutte noi.

Per adesioni liberalacronaca@gmail.com

8 anni fa
lug 21st, 2009 by leo

Il g8, Porto Tolle e la co2
lug 9th, 2009 by leo

immagine-151Greenpeace occupa 5 centrali a Carbone in Italia, mentre i leader mondiali parlottano (e si spiano pure, parrebbe) in occasione del vertice g8.

Una delle centrali occupate in effetti non è ancora a Carbone. E’ quella di Porto Tolle. Ma lo diventerà presto, soprattutto se non ci sarà più l’opposizione delle istituzioni emiliano romagnole…

Nel frattempo almeno ci sono gli scalatori di Greenpeace.

Vai alla diretta di oggi, anche su twitter (via wittgenstein)

Parla come mangi
lug 9th, 2009 by leo

‘Si’” alla soglia dei due gradi centigradi, ma niente accordo sul taglio del 50 per cento delle emissioni. Austria, Brasile, Canada, Cina, Unione europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Russia, Sudafrica, Gran Bretagna e Stati Uniti riconoscono “l’opinione scientifica” secondo cui “la crescita della temperatura globale del pianeta al di sopra dei livelli preindustriali non dovrebbe superare i due gradi centigradi”. Lo si apprende da una bozza della Dichiarazione finale del Forum dei leader delle maggiori economie (Mef) che sarà approvata nel pomeriggio al G8 dell’Aquila. (Da Repubblica.it)

ariaTraduzione: Austria, Brasile, Canada, Cina, Unione europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Russia, Sudafrica, Gran Bretagna e Stati Uniti sono costretti a riconoscere loro malgrado che “l’opinione scientifica” secondo cui “la crescita della temperatura globale del pianeta al di sopra dei livelli preindustriali non dovrebbe superare i due gradi centigradi” ha qualche fondamento. Nonostante ciò non hanno nessuna intenzione di litigare fra loro per capire chi debba tagliare le emissioni. Lo si apprende da una bozza della Dichiarazione finale del Forum dei leader delle maggiori economie (Mef) che sarà approvata nel pomeriggio al G8 dell’Aquila.

ndr: pare che il Governo italiano abbia già pronta una bozza di decreto legge per vietare al clima di riscaldarsì di altri due gradi, pena l’inscatolamento in flagranza dell’aria e la rivendita con il logo Magic Italy.

Un simbolo del disfacimento sociale e politico di questo paese
nov 16th, 2008 by leo
Di Pietro balla con Aida Yespica

Di Pietro balla con Aida Yespica

«si può pensare a una commissione di inchiesta parlamentare che accerti le responsabilità politiche» dell’irruzione nell’istituto del capoluogo genovese durante il G8 del 2001. Questa la proposta lanciata dal leader Idv Antonio Di Pietro all’indomani della decisione dei giudici genovesi.

Dal Corsera.

Il fatto che quest’uomo possa essere considerato un leader politico, ritengo che sia una delle prove lampanti del disfacimento politico e sociale del nostro paese.

Che quest’uomo poi possa solo proferire verbo oggi su Genova e sulla commissione d’inchiesta che lui ha impedito nella scorsa legislatura lo trovo semplicemente offensivo.

Preferisco addirittura stare a sentire quel che ha da dire Manganelli.

Commenti sulla sentenza su altri blog (via blogbabel).

Macellerie messicane
lug 25th, 2008 by leo

Mancava poco a mezzanotte, quando il primo poliziotto colpì Mark Covell, abbattendo il manganello sulla sua spalla sinistra. Covell fece del suo meglio per gridare in italiano che era un giornalista ma, in pochi secondi, fu circondato da ufficiali della squadra antisommossa che lo colpirono con i loro bastoni. Per un po’ di tempo riuscì a rimanere sui suoi piedi, ma poi una bastonata al ginocchio lo spedì sul marciapiede.

Così inizia l’articolo pubblicato alcuni giorni fa sul Guardian e tradotto sul blog di jimmy. Cito un po’ in ritardo, come ci è giunta la verità su quel che accade a Genova (alla Diaz e nei giorni precedenti).

7 anni fa
lug 20th, 2008 by leo

Sette anni fa a Genova, durante le manifestazioni di contestazione del vertice del G8, moriva Carlo Giuliani. Sono in corso i processi per quei fatti, tragici, di un’estate genovese.

Per cercare di non dimenticare il Comitato ferrarese Testimoni di Genova organizza per mercoledì 23 luglio alle 21,15 presso il giardino delle duchesse la proiezione del documentario OP – Ordine pubblico, Video prodotto dal Genova Legal Forum. In questa ricostruzione video si sommano le dichiarazioni dei funzionari di polizia e carabinieri rilasciate al processo contro i 26 imputati per devastazione e saccheggio e le immagini degli avvenimenti: in questo modo si svela il groviglio di bugie e false dichiarazioni dei rappresentanti le forze dell’ordine. Un documento importantissimo, prodotto dal team del Genoa Legal Forum.

Il sito del Comitato Piazza Carlo Giuliani.

Scuse
mar 31st, 2008 by leo

bolzanetoAlmeno quelle…

“A nome dello Stato chiedo scusa per quello che è successo nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8. Condotte gravissime, inaccettabili per un Paese civile”. Scuse come ammissione di colpa. E chi parla non è persona qualunque. È Matilde Pugliaro, legale dell’Avvocatura dello Stato di Genova. Al processo per le violenze che si consumarono nella caserma di Bolzaneto

Noi che andiam da soli per essere d’accordo con noi stessi…
mar 27th, 2008 by leo

Ricordate Veltroni su Genova?

Ecco il fedele alleato:

Di Pietro distingue tra i ‘ fantasmi’ del G8

Roma. Sui fatti del G8 di Genova “va distinto l’accertamento delle responsabilità dalla valutazione politica. L’accertamento delle responsabilità non può che essere affidato a un soggetto terzo, indipendente, che non sia parte in causa, in altri termini la magistratura. Io sono e resto contrario a una commissione d’inchiesta a cui vengono assegnati poteri dell’autorità giudiziaria”. Lo sottolinea a ‘Speciale Elezioni 2008′ dell’ADNKRONOS il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro (nella foto), che si dice invece “favorevole a una commissione d’indagine che, preso atto della documentazione delle risultanze processuali, da’ una valutazione sulle responsabilità politiche”.”Purtroppo – rileva Di Pietro – su questo tema tutti giocano strumentalmente, ma nessuno illustra la differenza tra commissione d’inchiesta e commissione d’indagine. Questa è una cosa che si deve fare, perché bisogna capire se qualcuno ha aizzato o fatto sentire sicuri e ‘coperti’ dei giovani poliziotti“.

Falsi e ipocriti
mar 20th, 2008 by leo

Castelli: “Episodi isolati da punire né torture né pestaggi organizzati
Veltroni: “Sulle violenze al G8 accertare responsabilità politiche

Cose nere
gen 31st, 2008 by leo

afrika corps dall'espressoL’Espresso ci svela oggi cio’ che dalle immagini dei ruderi di Nassirya già sapevamo. Esiste, nelle forze militari italiane, una inquietante preferenza per simbologie appartenute ai regimi fascisti e nazisti. E non solo per le simbologie, anche per le parole, e i fatti. Fatti come quelli di Genova. Sì perchè, come si è discusso venerdì scorso al Cafè de la Paix, la militarizzazione delle forze di polizia (Carabinieri per primi, ma anche progressivamente la Polizia) sta portando ad una diffusione di idee e pratiche che qualcuno pensava chiuse nei libri di storia, ma che purtroppo sono sopravvissute (al tempo e alla condanna della storia) anche nelle nostre caserme. Non so quanto sia marginale questo fenomeno, certo qualcuno dovrebbe e potrebbe fare un po’ di luce…

Cose scritte
gen 29th, 2008 by leo

cosa cambia Mercoledì 30 gennaio alle 18,30 presso il Café de la Paix (Piazzetta Corelli 24/26- Ferrara) il Comitato ferrarese Testimoni di Genova organizza il secondo appuntamento di sensibilizzazione sui fatti del G8 di Genova con l’incontro fra Checchino Antonini, giornalista di Liberazione, e Roberto Ferrucci, autore del libro Cosa Cambia (Marsilio editore pp. 192 – Euro 16,00).Dalla scheda del libro: “Cos’è successo a Genova in quei giorni del 2001?
Cos’ha lasciato nelle persone che camminavano per quelle strade spianate dal sole di luglio? Questo romanzo è tante cose. È un reportage con l’uso deliberato di un’intima soggettiva. È l’esperienza di un rito di iniziazione collettivo nell’orrore, nella violenza e nello sbigottimento. È un percorso di formazione fuori tempo, vissuto da un protagonista che appartiene a una generazione instabile, quella dei quarantenni. È un romanzo di abbandoni e di sentimenti. È la storia privata del protagonista che torna a Genova anni dopo, entra nella stanza 914 di un anonimo albergo e vi si sistema come nel cuore del suo racconto. In giorni di febbrile passività, si alternano a fargli visita tre fantasmi struggenti, tre figure femminili, Angela, Magdalena, Elisa. Ma questo romanzo è anche un documento di denuncia, freddo, composto, fatto di immagini parlanti, prive di didascalie. Il maggior merito di Cosa cambia – con la sua scrittura nitida, sottile, acuta – è di averci regalato una verità pronunciata a bassa voce là dove tutti gridano, di aver dato vita a una narrazione silenziosa e immobile, come sa esserlo una belva addormentata.

L’autore: Roberto Ferrucci è nato a Venezia (Marghera) nel 1960. Nel 1993 ha pubblicato il romanzo Terra rossa (Transeuropa), ripubblicato nel 1998 dall’editore Fernandel.  Nel 1999 da Marsilio è uscito il libro Giocando a pallone sull’acqua. Nel 2003 l’editore veneziano Amos pubblica Andate e ritorni, finalista al Premio Settembrini 2004. Nel 2006 partecipa con il racconto Solitudine alla raccolta di racconti curata da Romolo Bugaro e Marco Franzoso, I nuovi sentimenti (Marsilio). Ha curato per Marsilio il libro Pane e tulipani, sul film omonimo di Silvio Soldini. Dal 2002 insegna Scrittura Creativa alla Facoltà di Lettere dell’Università di Padova. Scrive su giornali e riviste.
www.robertoferrucci.com

Gli incontri sono organizzati in collaborazione con Arci Ferrara, Cafè de la Paix, Gli Irregolari e Coop. Nuovamente.

OP – Ordine pubblico a Genova
gen 15th, 2008 by leo

opVenerdì 25 gennaio 2008 dalle 18 presso il Café de la Paix (Piazzetta Corelli 24/26- Ferrara) il Comitato ferrarese Testimoni di Genova organizza la proiezione del Video OP – Ordine Pubblico seguita da un incontro con Giuliano Giuliani e Nicola Canestrini (avvocato del glf) sulla situazione dei processi relativi ai fatti del g8 di Genova. Alle 21 ci sarà una cena a sottoscrizione a favore del Genoa Legal Forum. Info e prenotazioni: 0532.76.20.52.

Sempre al Cafè de la Paix, ma Mercoledì 30 gennaio alle 18,30, Checchino Antonini, giornalista di Liberazione, incontra Roberto Ferrucci, autore di Cosa Cambia (Marsilio editore pp. 192 – Euro 16,00).

Dalla scheda del libro: “Cos’è successo a Genova in quei giorni del 2001?
Cos’ha lasciato nelle persone che camminavano per quelle strade spianate dal sole di luglio? Questo romanzo è tante cose. È un reportage con l’uso deliberato di un’intima soggettiva. È l’esperienza di un rito di iniziazione collettivo nell’orrore, nella violenza e nello sbigottimento. È un percorso di formazione fuori tempo, vissuto da un protagonista che appartiene a una generazione instabile, quella dei quarantenni. È un romanzo di abbandoni e di sentimenti. È la storia privata del protagonista che torna a Genova anni dopo, entra nella stanza 914 di un anonimo albergo e vi si sistema come nel cuore del suo racconto. In giorni di febbrile passività, si alternano a fargli visita tre fantasmi struggenti, tre figure femminili, Angela, Magdalena, Elisa. Ma questo romanzo è anche un documento di denuncia, freddo, composto, fatto di immagini parlanti, prive di didascalie. Il maggior merito di Cosa cambia – con la sua scrittura nitida, sottile, acuta – è di averci regalato una verità pronunciata a bassa voce là dove tutti gridano, di aver dato vita a una narrazione silenziosa e immobile, come sa esserlo una belva addormentata.

Scarica l’invito in formato pdf: OP – Ordine Pubblico a Genova

Gli incontri sono organizzati in collaborazione con Arci Ferrara, Cafè de la Paix, Gli Irregolari e Coop. Nuovamente.

Caro amico ti scrivo…
nov 2nd, 2007 by leo

G8: DI PIETRO A TRAVAGLIO, AVEVI RAGIONE, HO SBAGLIATO
Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ammette dalle colonne dell’Unita’ di avere sbagliato nella vicenda della Commissione d’inchiesta sul G8 di Genova. In una lettera inviata a Marco Travaglio, Di Pietro ringrazia il giornalista di avergli “aperto gli occhi”: “io e il mio partito ci siamo di fatto allineati sulle stesse posizioni del partito di Berlusconi e di quello di Mastella”.

Solo io ci vedo un lato tragicomico in questo scambio epistolare un poco autoreferenziale (pero’ non ho letto l’articolo di travaglio nè la lettera di Di Pietro)? Ed il problema è allinearsi a Mastella e Berlusconi o mettersi le bende agli occhi (a proposito) rispetto a quello che è successo a Genova in quei giorni di luglio del 2001?

PS: se volete approfondire interessante dibattito sul blog di Alessandro Ronchi.

PS2: Ma guarda caso: G8: COSSIGA, NO ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE “Se il Governo o un vertice della maggioranza decideranno di far mettere all’ordine del giorno dell’Assemblea di Montecitorio, con l’intento e l’impegno di farla approvare, la proposta di istituzione di una commissione monocamerale su i fatti del G8 di Genova, io al Senato votero’ contro il Governo alla prossima occasione propizia a farlo cadere”. E’ l’avvertimento all’esecutivo e all’Unione che lancia l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. “E mi auguro – aggiunge – che Giuliano Amato e Arturo Parisi si dimetteranno. Padoa Schioppa non conta: e’ solo un ministro tecnico con sole responsabilita’ tecniche e non si intende ne’ si occupa di politica!”.

La notte di Genova
set 10th, 2007 by leo

robocopIeri bella puntata di Blunotte, sui fatti di Genova. Bella perchè, al di là di una ricostruzione ben fatta nonostante il poco tempo a disposizione, nelle interviste alle vittime di Diaz e Bolzaneto traspariva con chiarezza lo sconcerto e la disillusione di chi ha scoperto una faccia nascosta dello Stato italiano e di chi lo rappresenta. La sensazione di non avere quei diritti con i quali siamo nati, che la Costituzione ci garantisce e a cui tutti noi siamo abituati, a meno di non essere stati a Genova nel luglio del 2001. Il rumore, l’odore, la fuga da polizia e gente in nero, la notte che cala e gli elicotteri che decollano, la paura di tornare alla Sciorba, la paura di perder di vista gli amici e di non ritrovarli più. Mi ha fatto ripensare alle parole di Amato e alla svolta fascista adombrata, quasi che la richiesta di maggiore sicurezza non venisse dai cittadini, ma da qualcun altro. Altro che sfiducia da grilli.

20 luglio – 20 Agosto: vogliamo giustizia e non vendetta
ago 20th, 2001 by leo

20 luglio 2001 – ore 17.45 Piazza Alimonia Genova – Italia

Carlo Giuliani, 23 anni, viene ucciso da un carabiniere ausiliario. Per tutta la giornata di venerdì ed il sabato successivo si susseguono pestaggi indiscriminati e cariche ai danni di manifestanti pacifici mentre i pochi violenti sono liberi di mettere a ferro e fuoco la città. Per noi Carlo non è un martire ma una vittima di una gestione incompetente e criminale delle manifestazioni di Genova da parte dei massimi vertici politici e di quelli delle Forze dell’Ordine.

vogliamo giustizia e non vendetta

Vogliamo che i responsabili di questa morte e dei pestaggi indiscrimati nelle piazze, nelle caserme e durante le perquisizioni alla Scuola Pertini vengano puniti. Vogliamo però ricordare anche quegli innumerevoli morti senza nome che ogni giorno il Neoliberismo lascia sul campo, interi popoli cancellati dallo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, migliaia e migliaia di donne e uomini, sia nel Sud che nel nostro Nord, uccisi ogni giorno dalla fame, dal lavoro senza regole e protezioni, dalle guerre dimenticate combattute con le armi prodotte dalle nostre fabbriche, dalle malattie sulle quali le multinazionali del farmaco non vogliono investire, vogliamo la cancellazione dei debiti ed una economia di giustizia.

Resistenza – Nonviolenza

Gruppo di Affinità per l’Azione Diretta Nonviolenta – Ferrara

La multinazionale antidroga
lug 20th, 2001 by leo

Pubblicato su Il Manifesto del 20 luglio 2001

Gli indirizzi mondiali di lotta al consumo, alla diffusione e alla coltivazione di droghe rappresentano un caso paradigmatico di una politica con norme e strumenti istituzionali effettivamente globali, nate da un approccio ideologico di stampo tipicamente americano. La “war on drugs” è esemplare per la sua storia e per la vastità e pervasività degli effetti che ha avuto, che si sia trattato di perseguire la lotta alle colture ed alle culture nei paesi del terzo mondo o quella al consumo nei paesi ricchi: al grido di “faremo sparire quella pianta dalla faccia della terra” (canapa, papavero o coca) ovunque è stata una guerra soprattutto contro i poveri e gli ecosistemi.
La “war on drugs” ha una sua data di nascita, che coincide con l’approvazione della Convenzione Unica sulle sostanze stupefacenti dell’Onu del 1961. In quell’occasione sono state proibite tutte le droghe che tradizionalmente, a differenza di alcol, tabacco e caffè, non appartengono alla cultura occidentale (oppio, cannabis, coca: al riguardo vedi G.Arnao, “Fuoriluogo” novembre 2000). La decisa scelta proibizionista dell’Onu è un caso da manuale dell’americanizzazione delle politiche internazionali. Gli Stati Uniti hanno costruito l’ideologia del proibizionismo, falsificando l’evidenza scientifica e investendo miliardi in campagne di disinformazione e propaganda, utilizzando quello che il politologo Joseph Nye ha definito il “soft power”, caratteristica tipica del dominio americano, basato in egual misura sulle forme tradizionali di potere (supremazia economica e militare, “hard power”) e quelle più innovative della costruzione del consenso verso il proprio universo di valori.
Allo stesso tempo abbiamo assistito all’edificazione di un sistema di trattati internazionali di lotta alla droga che negli anni si è ramificato ed irrigidito, e alla costituzione di una grossa e grassa agenzia internazionale come l’UNDCP, l’istituzione delle Nazioni Unite oggi guidata, fra mille polemiche e inchieste interne, da Pino Arlacchi. Gli Stati Uniti hanno comunque agito unilateralmente quando ne hanno avuto bisogno, inventando il sistema delle “certificazioni” annuali per i paesi produttori di droga: chi non la riceve è costretto a subire pesanti sanzioni economiche e rischia l’isolamento internazionale. Un mezzo efficace per definire amici e nemici nel terzo mondo e influenzare le politiche di questi paesi. “La droga sopperisce infatti alle lacune provocate dall’indebolimento delle alleanze militari e diplomatiche dei due blocchi per trasformarsi in una forza nemica virtuale a seconda delle necessità dei leader del mondo occidentale” (Alain Labrousse, Trieste 1996).
E’ chiaro il carattere strumentale teso al controllo economico e politico di vaste zone del pianeta, in particolare il Sud America e il Sud-est asiatico. Nel ‘89 la volontà di proteggere gli interessi statunitensi nel canale di Panama portò all’arresto di Noriega, che venne perseguito come pericoloso trafficante internazionale. Nei primi anni ‘80 in Perù, sotto il governo Belaunde e in seguito alle forti pressioni degli Stati Uniti, vennero create le Unità Mobili di Pattuglia Rurale, con lo scopo di reprimere i coltivatori di coca, ma più in generale di garantire il controllo militare del territorio. Oggi assistiamo all’intervento degli Stati Uniti in Colombia con cui si cerca di ridefinire la presenza strategica militare degli Usa nel continente ed eliminare l’anomalia della presenza della guerriglia delle Farc (in prospettiva c’è il progetto di liberalizzazione commerciale tra Nord e Sud America). Con la guerra ai narcos si è giustificata la costruzione della nuova base militare americana di Manta in Ecuador, ufficialmente per monitorarne i movimenti. Non solo: una delle tecniche più usate in Colombia per combattere le colture di coca sono i “bombardamenti” di pesticidi, che distruggono in realtà ogni tipo di pianta, colpendo in modo drammatico i contadini di queste zone. L’ennesimo attentato alla Biodiversità, una vera guerra contro i poveri.
La funzione geopolitica della “War on Drugs” nelle relazioni internazionali (controllo e influenza su alcune zone che rivestono un interesse specifico per gli Usa) si traduce in una funzione di controllo sociale nelle politiche interne dei paesi occidentali.
Di nuovo il punto di riferimento non possono che essere gli Stati Uniti dove gli arresti per reati connessi all’uso o alla vendita di sostanze stupefacenti ha avuto un incremento del 364% tra il 1980 e il 1992. Ma il dato più inquietante è evidenziato dall’aumento degli arresti tra la popolazione nera e ispanica, assolutamente sproporzionato rispetto a quelli riscontrati tra la maggioranza bianca, in un rapporto di quasi quattro a uno. Non solo: le pene per il possesso di crack (sostanza molto più diffusa tra le minoranze che fra i bianchi, più economica ed accessibile per gli strati più poveri della popolazione) sono molto più alte di quelle riscontrate per il possesso di cocaina a parità di quantità sequestrata. Ovviamente tra i consumatori di cocaina troviamo una percentuale molto più alta di bianchi benestanti. Non a caso, il reverendo nero Edwin Sanders ha sostenuto che la lotta contro la “war on drugs” deve essere una battaglia portata avanti proprio dalla comunità nera (per un resoconto sulle posizioni degli antiproibizionisti americani vedi Cohen su “Fuoriluogo” giugno 2001).
Lo stesso accade in Europa, dove moltissimi sono gli immigrati incarcerati per questo tipo di reati e dove viene alimentata una campagna di stampa molto forte per dimostrare l’equivalenza tra immigrato e spacciatore (e in più generale criminale, come mostra la proposta di legge della Lega). A questa diffusa percezione sociale si accompagna la desolante mancanza di analisi della sinistra europea sulle cause della marginalità, che spesso si trovano proprio nell’impianto punitivo delle leggi (che si parli di immigrazione come di droghe). Si accetta cioè che lo strumento penale svolga una funzione di controllo e regolazione sociale. Anche in questo caso una si tratta di una guerra contro i poveri.
A darci conforto però è la diffusione sempre più ampia di movimenti antiproibizionisti che posseggono un approccio realmente internazionale, proprio perché si percepisce il radicamento e la complessità dei disastri prodotti dalle politiche attuali: disastri ambientali, sociali, economici e politici. Per questo proprio a Genova, in occasione della Conferenza Nazionale sulle Droghe del novembre scorso, il movimento antiproibizionista è riuscito a far sentire la propria voce raccogliendo consenso fra gli operatori e fra i politici. Per questo ci sentiamo vicini a chi contesta il G8: il Forum Droghe aderisce al Genoa Social Forum perché da anni combatte insieme al movimento un sistema mondializzato come quello del proibizionismo.

Mattia Diletti e Leonardo Fiorentini, Forum Droghe

Corteo dei Migranti
lug 19th, 2001 by leo

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Per un’altra agricoltura
lug 17th, 2001 by leo

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Il movimento per la globalizzazione. Dei diritti.
giu 28th, 2001 by leo

I Verdi di Ferrara hanno aderito nelle scorse settimane all’appello del Genoa Social Forum per le manifestazioni contro il G8 di Genova. Ormai da anni gli ecologisti mettono in guardia sui rischi di una globalizzazione esclusivamente economica, lasciata in mano alle multinazionali ed alla filosofia neoliberista.

Lo stesso parlare di “movimento antiglobalizzazione”, è un indiretto omaggio alla semplificazione dell’informazione, una delle tante facce dell’attuale processo di globalizzazione economica. La globalizzazione che i Verdi (e non solo i Verdi) vogliono è quella che garantisce il rispetto dei diritti umani, che estende le garanzia sociali, che valorizza le diversità culturali, che tutela l’ambiente e la biodiversità. Effetto Serra, Organismi Geneticamente Modificati, sfruttamento del lavoro minorile, sono solo alcuni esempi degli effetti che la Globalizzazione neoliberista e l’utopia del mercato che si autoregola, portano con sé: il 20% della popolazione mondiale consuma l’83% delle risorse planetarie; 11 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione e 1 miliardo e 300 milioni di persone hanno meno di un dollaro al giorno per vivere.

I Verdi sono contrari a vertici come quello dei G8 di Genova perché è inaccettabile che pochi paesi, scelti per la loro potenza economica, possano decidere le sorti dell’intero mondo. Non solo vengono delegittimati gli organismi sovranazionali democratici (in particolare l’ONU), ma viene affermato il principio che il più forte decide, in una sorta di giungla economico-culturale. Assistiamo così ad una globalizzazione anche culturale che impone i suoi modelli (immagine e consumo) a scapito della ricchezza delle differenze e delle diverse identità.

Nel segno della nonviolenza i Verdi di Ferrara parteciperanno alle iniziative del movimento ed alle manifestazioni di Genova, insieme alla Rete di Lilliput e alle altre associazioni e soggetti che hanno aderito al Genoa Social Forum.

I Verdi di Ferrara

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