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Sono stanco di provare ribrezzo per questo paese

1 agosto 2010

117. Sono le pagine del file pdf (preso da Repubblica, ma scaricabile anche da qui, non si sa mai: sentenza_diaz.pdf) con le motivazioni della sentenza depositata ieri dalla Corte d’Appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra.

Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici avevano condannato il 18 maggio scorso 25 imputati, tra i quali il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 anni), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi).

Leggerle da una sensazione strana: di ribrezzo prima, di rabbia poi. A volte anche di soddisfazione per le conferme, che dopo anni arrivano. Soddisfazione che svanisce una volta che tornano alla mente i ricordi: il dolore e la paura di quei giorni, le cariche, le fughe, la morte di Carlo Giuliani.

Poi repubblica ci ricorda chi sono ora due dei poliziotti condannati, e per cosa sono stati condannati:

Luperi e Gratteri, dirigente il primo dell’intelligence e il secondo dell’antiterrorismo, due dei più importanti poliziotti italiani: “preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati per nascondere la vergognosa condotta dei poliziotti violenti concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola”

Ed eccola, quella sensazione di ribrezzo che torna ad assalirmi.

Ribrezzo per il mio paese. Ribrezzo per i suoi cittadini – me compreso – che consentono queste e tante altre cose ancora.

Ribrezzo per le foto della festa di compleanno di Rotondi, per un Governo che non ha il coraggio di presentarsi a Bologna il 2 agosto, per Bossi e per il figlio di Bossi,

Non so voi, ma io sono stanco di provare ribrezzo per questo paese (e non voglio provare ribrezzo per il figlio del figlio di Bossi).

20 luglio 2001

20 luglio 2010

Sotto il tappeto

25 giugno 2010

Mettere la polvere sotto il tappeto. L’abbiamo fatto tutti.

Ma se il tappeto è il mare de la Maddalena, la polvere sono macerie, amianto e idrocarburi, e tu sei il capo della Protezione Civile, beh dovresti vergognarti un po’ di più.

E chi l’ha mai messo in dubbio?

19 maggio 2010

Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno”

Questo è il commento di oggi del sottosegretario agli Interni Mantovano.

Giusto per coloro che sono ancora alla ricerca dei mandanti politici delle violenze di Genova…

85 anni

19 maggio 2010

Nonostante la prescrizione dei reati più lievi in econdo grado sono stati condannati a 85 anni di carcere complessivo i poliziotti (catena di comando compresa) che nella notte del 21 luglio 2001 hanno eseguito la “macelleria messicana” alla scuola Diaz.

Sono passati 9 anni. Ora aspettiamo la cassazione, e le possibili ulteriori prescrizioni…

Ho un déjà vu

4 maggio 2010

Scajola si dimette ed io ho un déjà vu.

Da qui la domanda, retorica.

L’uomo che è riuscito nell’ordine a: dire che a Genova nel 2001 ha dato l’ordine di sparare, definire Marco Biagi un rompiballe (perchè chiedeva la scorta), riuscire ad avere un aeroporto personale per andare dalla città natale a Roma a dormire in un appartamento acquistato a sua insaputa con i soldi di altri …insomma….

… Claudio Scajola quanto ci metterà a tornare Ministro?

Solidarietà a Checchino (e a Sansonetti)

18 febbraio 2010

Checchino Antonini è stato condannato (insieme al suo ex Direttore Piero Sansonetti) per diffamazione per un articolo su De Gennaro e i suoi voti ad alcuni funzionari coinvolti nelle violenze del g8. Sta girando quest’appello, a cui ho aderito da testimone di genova e consigliere di circoscrizione.

Checchino si è occupato, per primo, anche del Caso Aldrovandi. Ed è curiosamente proprio di questi giorni l’inconsueto intervento del Procuratore Capo di Ferrara che ha definito – intervenendo al processo bis sulle deviazioni delle indagini sulla morte di Federico – fogna mediatica l’attenzione dell’informazione libera sul caso del giovane ferrarese morto durante un controllo di Polizia. E’ bene chiarire, per chi passasse di qui per caso, che è forse solo grazie a quella “fogna mediatica” che siamo riusciti a capire meglio come è morto il povero Federico. Per fortuna oggi qualcuno se le è presa.

C’è chi dice che in questi anni si stia mettendo in serio dubbio il diritto a fare informazione ed essere informati. Sentenze come quella di Roma non aiutano certo a fugare le preoccupazioni per lo stato dell’informazione in un paese che secondo Reporters Sans Frontiers occupa il 49esimo posto della classifica mondiale della libertà di stampa. Per chiarirci meglio il prossimo anno l’Italia lotterà con Romania, Cipro (Nord), Mldive, Mauritius, Paraguay, Panama, Nuova Guinea, Burkina Faso, Haiti per restare fra i primi 50 stati.

L’ho fatta un po’ troppo lunga: ecco l’appello, aderite anche voi.

Martedì 10 febbraio, il tribunale di Roma ha condannato per diffamazione, a otto mesi, il cronista di Liberazione, Checchino Antonini, e il suo ex direttore, Piero Sansonetti. I fatti risalgono al 2005 quando l’allora capo della polizia, De Gennaro, attribuì ottimi voti, relativi al 2001, a due funzionari coinvolti nelle violenze di quell’anno al G8 di Genova. Gigi Malabarba, allora capogruppo al Senato di Rifondazione, denunciò quei criteri di valutazione e di selezione dei quadri di Ps ma fu a sua volta attaccato dalle dichiarazioni dei segretari di alcuni sindacati di polizia che facevano quadrato attorno al Viminale. Liberazione raccontò di quello scontro, tutto interno alla battaglia per verità e giustizia sui fatti di Genova. E per quel racconto si è trovata sulle spalle una denuncia, e poi una condanna. Dopo quasi dieci anni, guai a toccare Genova 2001.

Checchino Antonini e Piero Sansonetti sono stati condannati per aver svolto il proprio lavoro come hanno sempre fatto, senza mai aver derogato alla propria serietà professionale.
La solidarietà con i due cronisti ci sembra doverosa. Perché serve oggi a tenere aperti gli spazi per il conflitto sociale, per il diritto di cronaca, per tutte le battaglie di verità e giustizia in quello che il familiare di una vittima della strage di Brescia chiama il Paese dei comitati. Doverosa anche per non smettere mai di ricordare cosa è stato il G8 di Genova 2001, quali libertà fondamentali sono state lì violate e quali ragioni di libertà sono state gridate. Da tutti e da tutte noi.

Per adesioni liberalacronaca@gmail.com

8 anni fa

21 luglio 2009

Il g8, Porto Tolle e la co2

9 luglio 2009

immagine-151Greenpeace occupa 5 centrali a Carbone in Italia, mentre i leader mondiali parlottano (e si spiano pure, parrebbe) in occasione del vertice g8.

Una delle centrali occupate in effetti non è ancora a Carbone. E’ quella di Porto Tolle. Ma lo diventerà presto, soprattutto se non ci sarà più l’opposizione delle istituzioni emiliano romagnole…

Nel frattempo almeno ci sono gli scalatori di Greenpeace.

Vai alla diretta di oggi, anche su twitter (via wittgenstein)

Parla come mangi

9 luglio 2009

‘Si’” alla soglia dei due gradi centigradi, ma niente accordo sul taglio del 50 per cento delle emissioni. Austria, Brasile, Canada, Cina, Unione europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Russia, Sudafrica, Gran Bretagna e Stati Uniti riconoscono “l’opinione scientifica” secondo cui “la crescita della temperatura globale del pianeta al di sopra dei livelli preindustriali non dovrebbe superare i due gradi centigradi”. Lo si apprende da una bozza della Dichiarazione finale del Forum dei leader delle maggiori economie (Mef) che sarà approvata nel pomeriggio al G8 dell’Aquila. (Da Repubblica.it)

ariaTraduzione: Austria, Brasile, Canada, Cina, Unione europea, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Messico, Russia, Sudafrica, Gran Bretagna e Stati Uniti sono costretti a riconoscere loro malgrado che “l’opinione scientifica” secondo cui “la crescita della temperatura globale del pianeta al di sopra dei livelli preindustriali non dovrebbe superare i due gradi centigradi” ha qualche fondamento. Nonostante ciò non hanno nessuna intenzione di litigare fra loro per capire chi debba tagliare le emissioni. Lo si apprende da una bozza della Dichiarazione finale del Forum dei leader delle maggiori economie (Mef) che sarà approvata nel pomeriggio al G8 dell’Aquila.

ndr: pare che il Governo italiano abbia già pronta una bozza di decreto legge per vietare al clima di riscaldarsì di altri due gradi, pena l’inscatolamento in flagranza dell’aria e la rivendita con il logo Magic Italy.