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Tanto per mettere i puntini sulle i

27 luglio 2010

Carlo Giovanardi si disseta

‘Purtroppo quando in un mega-raduno musicale il bilancio e’ di 19 morti e decine e decine di feriti e’ evidente che qualcuno non ha ben ponderato i rischi che un affollamento di questo tipo comportava’. E il senatore cita il caso del Rototom Sunsplash, il festival Reggae, per far capire come la pensa. ‘Allora avevo detto chiaramente che quel mega-incontro avrebbe potuto svolgersi a Osoppo solo a patto di consentire un rigoroso controllo da parte delle forze dell’ordine, polizia, carabinieri, affinche’ non venissero distribuiti alcol e droga. Gli organizzatori risposero minacciando di spostare in Spagna la manifestazione. Beh, ecco, in situazioni del genere dico ‘vadano pure all’estero’, noi non possiamo autorizzare eventi dove i ragazzi possono rischiare la vita. Questi raduni spesso non sono appuntamenti per ascoltare musica e divertirsi, ma diventano veicoli per distribuire altro.
Alcol e droga la fanno da padroni e se si aggiunge un certo stordimento dovuto al tipo di musica – la tecno a Duisburg – proposta e’ chiaro che in questi casi serve molta piu’ prevenzione per tenere sotto controllo i comportamenti dei tantissimi partecipanti’.
Giovanardi invita quindi a non fare accostamenti azzardati. ‘Un conto sono raduni come quelli del Giubileo, un conto eventi come quello di Duisburg: platea e atteggiamenti non consentono paragoni e anche le modalita’ di gestione sono e devono essere diverse’.

Queste le strumentali dichiarazioni di Carlo Giovanardi sulla tragedia in Germania, riportate dal Notiziario Aduc ieri, alle quali credo si accosti perfettamente il commento di Metilparaben:

Provate a prendere un milione e mezzo di persone e a ficcarle tutte insieme in un’area che ne può contenere 500mila, premurandovi di recintarla per benino e di mettere in funzione un unico accesso che passa dentro a un tunnel: mi pare di tutta evidenza che quelle persone, indipendentemente dal motivo per cui si sono riunite in quel luogo (ballare, ascoltare un concerto, fare yoga, pregare), si troveranno loro malgrado a dover correre un gravissimo rischio.
Ne consegue che, al contrario di quanto si sono affrettati a blaterare i soliti tromboni, questa tragedia non ha niente a che vedere con la musica techno, con la droga, con i gay o con i giovani che hanno smarrito chissà quali valori.
Così, tanto per mettere i puntini sulle i.

E, giusto per mettere un ulteriore puntino sulle i, e per capire meglio cosa ha perso l’Italia con la cacciata del Rototom da Udine, vi segnalo il comunicato dell’organizzazione del Rototom sulla gestione ambientale del Festival 2010 (dal blog di Fuoriluogo.it).

In 30.000 nonostante Giovanardi

5 luglio 2010

30.000 partecipanti al Rototom Free.

Nonostante Giovanardi.

Il giorno dell’Italia drogata

29 giugno 2010

Alessandro Capriccioli su l’Espresso immagina che cosa succederebbe se un bel mattino gli italiani che consumano stupefacenti si autodenunciassero tutti insieme.
Leggi sul sito de L’espresso.

L’informazione drogata

26 giugno 2010

Una premessa. Di droga di parla male. Malissimo. Anche perché si usa la parola droga – nella sua accezione più becero-moralista – per coprire qualunque cosa.

Chi scrive vive in una città, Ferrara, nella quale qualche anno fa un ragazzo è morto durante un fermo di polizia. E’ importante ricordare come solo grazie alla forza di volontà dei genitori Federico Aldrovandi non è stato vittima due volte, prima dei poliziotti che ne hanno causato la morte poi dell’informazione che, presa per buona la velina della questura, aveva già archiviato il caso come quello del solito drogato a cui è venuto uno scioppone.

Droga, basta citarla – possibilmente senza sottilizzare troppo su quale droga sia – per giustificare qualunque cosa. Un altro esempio? Era un drogato anoressico, l’ha ucciso la droga, più o meno così si si sarebbe risolto il caso Cucchi secondo un illustre esponente del Governo.

E’ forse questo l’effetto più perverso della politica proibizionista, esemplificato dalla legislazione voluta da quello stesso illustre esponente governativo, Carlo Giovanardi. Un metodo studiato a tavolino che semplifica, assimila le sostanze e fornisce all’opinione pubblica un pregiudizio etico, moralista e benpensante a sufficienza per essere prontamente condiviso da chi informa e da chi si fa informare.

Ho provato a fare un’analisi un po’ più accurata, prendendo spunto sui dati che ci fornisce una ricerca promossa dalla Regione Emilia Romagna sulla droga nell’informazione locale curata dal prof. Piero Ignazi per Forum Droghe nel 2004 e poi nel 2007. Prima e dopo la nuova legge sulle droghe approvata dal Governo Berlusconi nel 2006.

Nella ricerca sono state prese a campione 18 testate locali, scelte secondo la diffusione nel territorio regionale. In tutto sono stati esaminati 2422 articoli nel 2004 e 2217 nel 2007, nel corso di 9 mesi di indagine.

Un dato scontato
Vince facilmente la gara del numero di articoli, e dell’importanza loro data ovviamente il Resto del Carlino, che surclassa con le sue edizioni locali distribuite su tutto il territorio regionale ogni altro quotidiano.

Il follow up
Meno del 10% delle notizie è seguita da altri articoli (7,8% nel 2004 – 8,9% nel 2007) il che non significa solo che c’è poco interesse nel seguire una determinata vicenda – del resto la tendenza alla superficialità dell’informazione non si limita alle droghe – ma significa soprattutto che più del 90% degli articoli riportano un nuovo singolo evento. In parole povere il fenomeno è talmente diffuso e sono tanti i fatti legati alle droghe che più o meno ogni giorno i giornali ne trovano uno nuovo di cui occuparsi.

Di quali sostanze si parla
Si parla di tutto, anche di sostanze sconosciute ai più fedeli cultori della materia. Del resto più il nome è esotico più attira curiosità. Si parla comunque soprattutto di cocaina, poi di cannabis e derivati quindi di eroina.

Un caso per tutti, Alberto Mercuriali
Nel 2007, proprio nel periodo esaminato dalla ricerca, vicino a Forlì accade un fatto tragico. Alberto Mercuriali, un giovane agronomo, viene pescato dai carabinieri con una canna, viene accompagnato a casa dove consegna spontaneamente qualche decina di grammi di hashish in suo possesso dietro la promessa di riservatezza da parte dei Carabinieri. Alcuni giorni dopo, a seguito di una delle solite conferenze stampa in cui le forze dell’ordine danno conto di quanto sono efficienti nel perseguire i consumatori, su tutti i giornali locali esce la notizia di un giovane agronomo pescato con la droga nascosta dentro ad un libro. Gli agronomi giovani nel paese di Alberto sono pochi, è come mettere la sua foto in prima pagina. Lo stesso giorno vengono pescati anche due coniugi indaffarati in un traffico internazionale di chili di cocaina. Ma il giornale dedica l’intera pagina alla storia romanzata di Alberto e dei suoi 60 grammi di fumo, lasciando in un trafiletto la storia dei due coniugi. Alberto la notte stessa si è ucciso.

Ma vi sono altri dati, forse altrettanto scontati ma più interessanti perché ci forniscono alcune conferme.

Cura del tossicodipendente
Si è detto spesso, da parte dei promotori dell’attuale legislazione, che l’obiettivo era curare i tossicodipendenti e non metterli in carcere. Ora, mentre il numero dei detenuti sta per raggiungere le 80.000 unità e quasi la metà lo è per violazione delle norme sule droghe, mentre calano gli accessi alle pene alternative e alle cure, anche per colpa della normativa sulla recidiva, anche l’informazione, post Fini-Giovanardi, ha parlato meno di recupero, delle strutture pubbliche o private che si occupano di assistenza ai tossicodipendenti.
Non che prima se ne parlasse molto prima, ma la percentuali di articoli che citano le attività di recupero passano dal 4,7% (116) del 2004 all’1,12% del 2007. Insomma, per dirla con una battuta, dopo la Fini-Giovanardi non basta neanche la presenza di san Patrignano a dopare l’informazione emiliano romagnola e costringerla a parlare un po’ della cura dei tossici.
Giusto per ribadire il concetto, e comprende la qualità ed il livello generale di approfondimento dell’informazione, nel 2007 solo in 3 articoli su oltre 2200 si parlava (molto superficialmente) di riduzione del danno. Evitiamo per decenza di calcolare la percentuale sul totale.

Il dibattito sulle droghe e la debolezza del movimento antiproibizionista italiano
Un segno preoccupante della grave difficoltà del movimento antiproibizionista italiano in questi anni è la bassissima presenza di articoli di dibattito sulla legislazione sulle sostanze: 5 su 2217 nel 2007 contro i 38 della precedente rilevazione. Qui la percentuale la calcoliamo: siamo allo 0,22% contro  un “dignitoso” 1,56% del 2004. Per intenderci se questo articolo oggi fosse ripreso da 5 giornalisti  avremmo già realizzato un piccolo record.

Insomma forse non è un caso che fuoriluogo abbia sospeso le pubblicazioni, che antiproibizionisti.it abbia chiuso. La forza della proposta antiproibizionista è andata scemando pian piano che il proibizionismo “normalizzava” le coscienze e la morale. Non è un caso che la magistratura si senta in diritto di utilizzi sempre più spesso e sempre più strumentalmente gli articoli che prefigurano reati d’opinione (istigazione e agevolazione dell’uso) come nel caso del Rototom Sunsplash festival, di mariuana.it o più recentemente di Semitalia.

Insomma di droga si parla tanto, spesso male, ma soprattutto quasi esclusivamente legandola a fenomeni criminali. Questo il dato sull’informazione emiliano romagnolo dopo 50 anni di proibizionismo (e di quasi 10 di Giovanardi). Nonostante siano migliaia i giovani coinvolti in processi penali, centinaia di migliaia coloro passati per le Prefetture in questi anni ancora non si riesce a imporre il dibattito su una politica sulle sostanze sensata. Non solo nelle aule parlamentari, ma soprattutto nei media che in Italia paiono meno ricettivi al cambio di rotta che all’estero.

Insomma abbiamo il paradosso di un fenomeno diffusissimo, di cui tutti – anche la politica – hanno spesso conoscenza diretta, ma sul quale non si riesce a fare informazione se non parlandone in termini criminogeni.
E’ in fondo questo il punto di svolta, riuscire finalmente a scardinare il legame fra droga e criminalità. Non è nulla di nuovo. Ma perché non ci siamo ancora riusciti?

(intervento al al Festival delle Culture antifasciste a Bologna riveduto e corretto per il blog di fuoriluogo.it)

Il campione “sballato”

23 giugno 2010

Carlo Giovanardi si disseta

Così recita la relazione sulle tossicodipendenze 2010 (dati 2009) presentata ieri in pompa magna da Giovanardi e commentata trionfalisticamente da Berlusconi:

Le percentuali di persone che nella popolazione generale contattata (su un campione di 12.323 soggetti di età compresa tra 15-64 anni) hanno dichiarato di aver usato almeno una volta nella vita stupefacenti sono risultate rispettivamente di 1,29% per l’eroina (1,6% nel 2008), 4,8% per la cocaina (7% nel 2008), 22,4% per la cannabis (32% nel 2008), per gli stimolanti – amfetamine – ecstasy 2,8% (3,8% nel 2008), per gli allucinogeni 1,9% (3,5% nel 2008)

sottolineo:

dichiarato di aver usato almeno una volta nella vita

Insomma, i casi sono due: o i nati nel 1944 (65enni e fuori campione) erano tutti dei fattoni, e quelli nati nel 94 al contrario dei santi, oppure ne hanno uccisi davvero tanti di consumatori…

O, meglio, è il campione ad essere “sballato”…

I tossicodipenti non dovevano entrare in carcere? Beh, ora facciamoli uscire.

7 maggio 2010

I tossicodipendenti non entreranno in carcere. Questo dicevano Fini e Giovanardi al tempo dell’approvazione della loro legge sulle droge. Gli effetti, come testimonia il libro bianco di Antigone, Forum Droghe e Società della Ragione, dice l’esatto contrario.

Così il cartello di associazioni e comunita’ terapeutiche, che da tempo hanno promosso l’appello “Le carceri scoppiano. Liberiamo i tossicodipendenti” ha inviato ieri a Giovanardi una serie di proposte di modifica alla legge 309 e alla ex Cirielli, per “contenere il drammatico sovraffollamento delle strutture penitenziarie, agendo sulle persone tossicodipendenti autrici di reati”:  10.000 detenuti tossicodipendenti potrebbero essere avviati a programmi terapeutici e misure alternative.

Vai all’appello “Le carceri scoppiano“.

Vai alla presentazione su fuoriluogo.it.

Scarica il file in formato pdf.

(dal blog di fuoriluogo.it)

La farsa continua (era La legge sarebbe uguale per tutti?)

18 febbraio 2010

Carlo Giovanardi si disseta

A Roma 232 parlamentari si sottopongono volontariamente al test antidroga. 1 risulta positivo, ma non si puo’ sapere chi sia (e quindi nessuna sanzione sarà possibile) perchè, secondo l’ineffabile Giovanardi:

“Non so chi sia, non so se sia senatore o deputato, uomo o donna. Il risultato del test è segreto”. Arrivare all’identità dell’onorevole – conclude – “è impossibile. I test sono infatti identificati con un codice conosciuto solo dalla persona che si è sottoposta all’esame. Il risultato può essere ritirato solo con una scheda in possesso dell’interessato”.

In Friuli i Carabinieri si recano alle 3 del mattino a casa di 27 giovani che stanno dormendo nelle loro case di Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, Doberdò del Lago e Udine, con il mandato di invitarli a sottoporsi “volontariamente” ai test antidroga. Li prelevano e li portano al pronto soccorso dove solerti medici provvedono ai test. La chiamano prevenzione da quelle parti. I risultati? Sei persone sono state denunciate per cessione, ventuno sono state segnalate come consumatori alla prefettura, una modesta quantità di stupefacenti sequestrata.

Legge uguale per tutti? Non ci crede più nessuno.

Campioni sulle piste

5 novembre 2009

L’italia è nella top five dei paesi che consumano più eroina.

Chi l’avrebbe mai detto.

Su fuoriluogo.it, dalle agenzie di oggi, i dati e le dichiarazioni rilasciate durante la presentazione del rapporto 2009 dell’Emccda a Bruxelles.  Scarica il rapporto (in formato pdf) da fuoriluogo.it. Qui trovate invece la rilettura dei dati italiani a cura di Giovanardi e Serpelloni.

Fuoco di sbarramento…

9 ottobre 2009

Chissà perchè Giovanardi e Serpelloni screditano preventivamente una ricerca di sei università italiane finanziata dal precedente governo sugli effetti delle sanzioni amministrative previste dalla leggei Fini-Giovanardi sulle droghe?

Sul blog di fuoriluogo qualche indizio in più…

Giovanardi ci costa 10 miliardi l’anno

11 settembre 2009

giovanardiCerto non c’è solo lui, ma il proibizionismo in Italia costa 10 miliardi l’anno tra spese per la repressione (2 miliardi) e mancati introiti fiscali di un mercato legalizzato (8 miliardi).

La ricerca di Marco Rossi, Università La Sapienza, da Fuoriluogo.it:

Recenti contributi teorici sostengono la superiorità degli strumenti fiscali nel contenere il consumo di droghe rispetto all’applicazione di una normativa proibizionista. In Italia il consumo di tabacchi ed alcolici è appunto scoraggiato tramite l’imposizione di una elevata tassazione. Questo lavoro di Marco Rossi dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” stima quale sarebbe stata l’implicazione fiscale per l’erario nazionale se nel periodo 2000-05 il mercato delle droghe fosse stato regolato come quello dei tabacchi. Le stime dello studio suggeriscono un beneficio fiscale annuale di quasi 10 miliardi euro (quasi 60 in totale). In particolare, l’erario risparmierebbe circa 2 miliardi all’anno di spese per l’applicazione della normativa proibizionista (polizia, magistratura, carceri), ed incasserebbe circa 8 miliardi all’anno dalle imposte sulle vendite (5,5 dalla sola cannabis).