Articoli correlati ‘carcere’

UNODC: sì ai trattamenti medici dei consumatori di sostanze, no alla repressione.

22 luglio 2010

Persino l’UNODC ha lanciato ieri a Vienna alla Conferenza sull’Aids il proprio volume sul trattamento medico delle dipendenze. Gilberto Gerra, Capo del settore Prevenzione e Salute dell’UNODC ha dichiarato: “dobbiamo smettere di stigmatizzare i consumatori. Bisogna fornire loro trattamenti medici di alta qualità, consulenza e seguirne il percorso di recupero, non incarcerarli”. Che ne penserà il nuovo Zar russo all’UNODC?

L’UNODC ha lanciato ieri a Vienna il proprio volume sul trattamento medico delle dipendenze che trovate on line (formato pdf, in inglese) nella sezione rapporti e ricerche del Mappamondo di Fuoriluogo.it. Durante la presentazione, Gilberto Gerra, Capo del settore Prevenzione e Salute dell’UNODC ha dichiarato: “dobbiamo smettere di stigmatizzare i consumatori. Bisogna fornire loro trattamenti medici di alta qualità, consulenza e seguirne il percorso di recupero, non incarcerarli”.

Il volume è intitolato “From coercion to cohesion: Treating drug dependence through health care, not punishment” e mette in luce come la repressione e la detenzione dei consumatori nel mondo sia increscita e come spesso porti alla violazione dei diritti umani, in contraddizione con le modalità di approccio ai consumatori di sostanze raccomandati a livello internazionale.

Anche per questo la prevalenza di sieropositivi fra i detenuti è molto superiore a quella della popolazione generale, sia per l’assenza di programmi di prevenzione e cura, che per le pratiche di iniezione non sicure.

Nella conferenza di lancio del documento i partecipanti hanno analizzato il ruolo dei settori della sicurezza e della salute pubblica nell’implementazione dei trattamenti per dipendenza da sostanze, sottolinenando come dovrebbero essere basati sulle evidenze scientifiche, rispettare i diritti umani dei consumatori e promuovere la prevenzione delle malattie, con ovvio riferimento all’HIV. Nel rapporto si è infine evidenziato come trattamente volontari e basti sulla costruzione di una comunità sono non solo più attraenti ed efficaci, ma farebbero anche risparmiare risorse economiche rispetto ad altri approci.

Chissà cosa ne penserà Fedotov, il nuovo Zar russo all’UNODC

Articolo per fuoriluogo.it.

Nostalgia di un certa linea editoriale

16 luglio 2010

Come farsi sfuggire la notizia da colonnadx di Repubblica.it più succosa del giorno? Vi starete aspettando Robben formato palla ed invece vi sfoggio questa splendida citazione dalle galleria di Repubblica.it, con la Cyberg Girl della settimana di playboy licenziata perchè dopo la pubblicazione delle foto non può più tornare a svolgere le sue mansioni tranquillamente…

Licenziata perché ha posato per Playboy lo scorso giugno come Cyberg Girl della settimana: è successo a Jessie Lunderby, guardia carceraria presso il Washington County Detention Center, sospesa per aver ridicolizzato il dipartimento competente. Una decisione difficile, si difende lo sceriffo Tim Helder che con una lettera di cinque pagine ha comunicato alla playmate l’immediato licenziamento. Le azioni della ragazza avrebbero interferito con il lavoro della Contea di Washington e destato molto interesse nei carcerati tanto da non poterle permettere di tornare tranquillamente a svolgere le sue mansioni

Eludendo la sorveglianza…

28 giugno 2010

Dal Corriere della Sera:

Era accusato di lesioni, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale.
Agrigento, arrestato dopo una rissa si toglie la vita in questura
Il giovane, un marocchino di 22 anni, si è impiccato con la cintura dei pantaloni in camera di sicurezza

AGRIGENTO – Un marocchino di 22 anni, Y. A., si è tolto la vita nella camera di sicurezza della questura di Agrigento dove era stato rinchiuso in attesa di comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida del suo arresto. L’uomo si è impiccato con la cintura dei pantaloni. L’immigrato era stato arrestato due giorni fa, a Palma di Montechiaro, al culmine di una rissa, perché si era reso responsabile dei reati di lesioni, minacce ed oltraggio a pubblico ufficiale.

I TIMORI – Secondo la ricostruzione dei poliziotti il marocchino probabilmente aveva anche fatto uso di sostanze stupefacenti. Subito dopo l’arresto era stato rinchiuso in una camera di sicurezza della questura in vista dell’udienza di convalida del suo fermo. Ma l’uomo, eludendo la sorveglianza, la notte scorsa si è impiccato utilizzando probabilmente una cintura. A questa tragica decisione potrebbe essere stato spinto forse anche dal timore di essere rimpatriato.

Privacy ad personam

16 giugno 2010

Il signore che vedete qua sopra, quest’oggi immortalato in manette da numerosissimi quotidiani in versione cartacea e telematica, si chiama El Ketaoui Dafani, è marocchino ed è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso sua figlia Sanaa, colpevole di essersi innamorata di un italiano.
Ecco, a me piacerebbe sapere per quale motivo il Garante della privacy si senta in dovere di operare un richiamo se ad essere ripreso con i ferri ai polsi è un ex provveditore alle opera pubbliche, mentre non ritiene di fare un fiato se l’identico trattamento viene riservato a uno che non conta niente: cosa che, sia detto per inciso, capita più o meno un giorno sì e un giorno no, sia sui giornali sia in televisione.
Dobbiamo desumerne che anche il diritto alla privacy, stringi stringi, è diventato una questione di classe?

NB: l’altro giorno avevo cercato vanamente un’immagine per illustrare degnamente il concetto che Metilparaben ha espresso nel suo post. In particolare cercavo un filmato che avevo intravisto in un tg, nel quale le forze dell’ordine cadenzavano l’uscita degli arrestati (non ricordo se con o senza manette) dalla caserma ad uso e consumo dei fotografi, manco fosse una sfilata di moda.

Direttamente dai più reconditi interstizi del nostro stomaco animale

16 giugno 2010

Un deputato leghista, tal Gianluca Buonanno che nella sua carriera da Sindaco ha al suo attivo l’intitolazione di una via a Mussolini ed un’altra a Lucignolo (la trasmissione di Italia1, non il personaggio di Collodi), in una intervista ad Affaritaliani ha dichiarato testualmente:

Oggi abbiamo avuto notizia che si è suicidato un mafioso, un ex 41 bis, detenuto del carcere di Catania. Certo che se altri pedofili e mafiosi facessero la stessa cosa non sarebbe affatto male. Anzi… Fanno parte tutti della stessa risma. E’ una dichiarazione forte ma sono sicuro che in molti la pensano come me”.

Ovvero, mentre i suicidi nelle carceri italiane sono arrivati nel 2010 a quota 30 (da metilparaben l’elenco degli altri 29), i detenuti sono oltre 67000 (di cui quasi la metà in attesa di giudizio), le carceri sono sovraffollate in modo insostenibile, la Lega non fa altro che sdoganare – direttamente dai più reconditi interstizi del nostro stomaco animale – l’introduzione della pena di morte per inerzia dello Stato.

In fondo basta non pensarci troppo per “pensarla” come Buonanno. Per chi invece vuole pensarci un po’ di più c’è questo inserto di Carta dal leggere e un appello da firmare.

Regolamento penitenziario

13 giugno 2010

In carcere non si rispettano le leggi. Chi non le rispetta fuori, viene messo dentro; chi mette dentro, le istituzioni democratiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, è come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. È trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea, un’ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. Oggi la situazione è peggiore di allora.

Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall’entrata in vigore del Regolamento penitenziario, che guardava verso condizioni più dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l’acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora fuori legge. Noi ci riteniamo da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far sì che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalità.

Ho aderito a quest’appello lanciato da Antigone, A buon diritto, Carta per dare il via a una vera e propria vertenza nei confronti delle istituzioni affinché siano rispettati i diritti delle persone detenute. Vai all’appello sul sito di Carta.

Fra vittime e carnefici

2 giugno 2010

Fra vittime e carnefici lo scambio di ruolo può essere più veloce della luce.

Le due maestre di Pistoia, accusate (da alcuni video) di percosse ad alcuni alunni, sono state scarcerate e mandate agli arresti domiciliari. Anche se si sono trasferite, è stato facile per qualcuno tirare una molotov contro il residence che ospita una di loro.

Ne ha scritto Franco Corleone sul suo blog e oggi Sergio Segio nella rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto.

Le carceri piene ed il carcere vuoto

25 maggio 2010

Franco Corleone è al secondo giorno dello sciopero della fame contro “l’arroganza del Ministro Alfano” riguardo all’inspiegabile chiusura del carcere di Empoli:

Il silenzio del Ministro Alfano sulle ragioni della chiusura del carcere di Empoli e sui motivi del blocco dell’esperimento di un carcere transgender è offensivo.

I cittadini hanno diritto di conoscere perché, in tempi di sovraffollamento e di donne detenute strette come sardine, un istituto è chiuso da più di un anno e non si sa quando riaprirà.

Sarebbe interessante anche comprendere la legittimità delle spese fatte in questo periodo in quella struttura per interventi motivati con la sicurezza.

La mia protesta vuole servire a far comprendere che quando si promettono nuove carceri si fa solo propaganda e si pensa all’edilizia e agli interessi connessi e a niente altro, visto che non  si utilizzano gli Istituti già pronti!

Mi auguro che il Comune di Empoli, la Provincia e la Regione Toscana chiedano conto all’Amministrazione Penitenziaria di questa sciatteria e di questa autoreferenzialità.

I tossicodipenti non dovevano entrare in carcere? Beh, ora facciamoli uscire.

7 maggio 2010

I tossicodipendenti non entreranno in carcere. Questo dicevano Fini e Giovanardi al tempo dell’approvazione della loro legge sulle droge. Gli effetti, come testimonia il libro bianco di Antigone, Forum Droghe e Società della Ragione, dice l’esatto contrario.

Così il cartello di associazioni e comunita’ terapeutiche, che da tempo hanno promosso l’appello “Le carceri scoppiano. Liberiamo i tossicodipendenti” ha inviato ieri a Giovanardi una serie di proposte di modifica alla legge 309 e alla ex Cirielli, per “contenere il drammatico sovraffollamento delle strutture penitenziarie, agendo sulle persone tossicodipendenti autrici di reati”:  10.000 detenuti tossicodipendenti potrebbero essere avviati a programmi terapeutici e misure alternative.

Vai all’appello “Le carceri scoppiano“.

Vai alla presentazione su fuoriluogo.it.

Scarica il file in formato pdf.

(dal blog di fuoriluogo.it)

Conati di vomito

29 aprile 2010

Da Metilaparaben:

Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare che ha indagato sul caso Cucchi:

Si tratta di qualcosa di drammatico, il fatto che Cucchi ha subito dei traumi senza i quali non si sarebbe in qualche modo avviata la sequenza di eventi che ha determinato il ricovero, il suo rifiutare cibo e acqua, e il determinarsi di quella condizione clinica che ha portato al decesso.

Dagli atti della Commissione:

Quando è stato soccorso, «intorno alle 6:05 del 22 ottobre», Stefano Cucchi mostrava «una rigidità dei muscoli del collo e una incipiente rigidità dell’articolazione temporo-mandibolare», segni «di un incipiente rigor mortis» che «secondo l’esperienza comune, si manifestano nel corso di due o tre ore rispetto al momento in cui il soggetto è morto. Pertanto pensiamo che il paziente fu rianimato per precauzione e non perchè ancora vivo e che probabilmente la sua morte si deve a due o tre ore prima» e «probabilmente anche il medico che amministrava queste misure sapeva già che il paziente era morto e da tempo».

In estrema sintesi: prima pestato a sangue, poi rianimato per finta quando i medici sapevano già che era morto.
Abbiate pazienza, mi viene da vomitare.